Cosa scrivere sul timbro aziendale
Sul timbro aziendale vanno i dati che identificano l'impresa: denominazione con forma giuridica, sede, partita IVA e codice fiscale, per le società anche REA e capitale sociale. Nessun modello è imposto, perché il timbro non è obbligatorio, ma buona parte di questi dati coincide con quelli che l'art. 2250 c.c. chiede negli atti e nella corrispondenza.
Ditta individuale e libero professionista
Per chi lavora in proprio il timbro serve soprattutto a dire che si sta agendo come impresa e non come privato cittadino. Righe consigliate:
- Nome e cognome (ed eventuale ditta, se ne usi una)
- Attività o professione: idraulico, consulente informatico, avvocato, geometra
- Indirizzo: via e numero civico, CAP, città e sigla della provincia
- P.IVA e, se diverso, codice fiscale
- Per gli iscritti a un albo: numero di iscrizione e Ordine o Collegio di appartenenza
Cinque righe sono già tante per un timbro rettangolare da 58x22 mm: se il testo non respira, togli il recapito telefonico prima di togliere la partita IVA.
Per i professionisti iscritti a un albo il numero di iscrizione e l'Ordine provinciale sono la parte che conta davvero, perché sono i dati con cui chi legge risale alla persona: la firma da sola, spesso illeggibile, non basta. Ogni categoria ha poi le sue abitudini di impaginazione, che gli Ordini pubblicano come facsimile: gli architetti usano di frequente il tondo, la maggior parte delle altre professioni il rettangolare. Il caso più discusso è quello dei medici, dove alla richiesta della farmacia si aggiunge la questione del codice regionale: lo trattiamo a parte nell'articolo Timbro medico. Vale per tutti la stessa avvertenza: riprodurre l'impaginazione di un facsimile con i propri dati è normale, far credere che l'Ordine abbia approvato il documento non lo è.
S.r.l., S.p.A. e altre società
Qui il riferimento è l'art. 2250 c.c., che per gli atti e la corrispondenza delle società iscritte al registro delle imprese richiede la sede, l'ufficio del registro delle imprese e il numero d'iscrizione; per le società di capitali si aggiungono il capitale sociale effettivamente versato quale risulta dall'ultimo bilancio, l'eventuale stato di liquidazione e l'indicazione di socio unico. Il timbro non è il documento a cui la norma si riferisce, ma riportare gli stessi dati è la scelta più coerente:
- Denominazione completa con la forma giuridica: "Adriatica Costruzioni S.r.l."
- Sede legale: via, CAP, città e provincia
- P.IVA e codice fiscale (spesso coincidono)
- REA: sigla della provincia e numero, ad esempio "REA BO-123456"
- Capitale sociale, con la dicitura "i.v." se interamente versato
- Socio unico, quando la società ha un solo socio
Nelle società è utile una seconda versione del timbro, quella personale di chi firma: nome, cognome e qualifica (amministratore unico, procuratore, responsabile acquisti). Si usa accanto al timbro aziendale sui contratti.
Righe facoltative che possono servire
A seconda di come lavori possono avere senso anche: PEC, codice destinatario SDI (comodo se i clienti te lo chiedono per la fatturazione elettronica), telefono, e-mail, sito web. Sono informazioni di servizio: mettile solo se il timbro resta leggibile. Un timbro con nove righe fitte comunica confusione, non solidità.
Cosa non mettere sul timbro
- L'emblema della Repubblica e gli stemmi di Stato, Regioni e Comuni. Sono segni pubblici, riservati agli enti che li rappresentano; il codice penale punisce contraffazione e uso indebito dei sigilli e delle impronte di pubblica autenticazione (artt. 467-471 c.p.). Per questo digiTimbro non offre modelli con emblemi o stemmi pubblici.
- Diciture da ufficio pubblico, come "Repubblica Italiana" o il nome di un ente: fanno sembrare il documento un atto della pubblica amministrazione.
- Qualifiche che non hai. Il sigillo del notaio, ad esempio, è disciplinato dalla legge notarile (legge 89/1913) e riporta le armi della Repubblica: non è un modello riproducibile come timbro aziendale.
- Dati di altri: la denominazione del cliente, il logo di un fornitore, il nome di un Ordine usato in modo da far credere che l'Ordine approvi il documento.
Forma e dimensioni tipiche
Il formato aziendale abituale in Italia è rettangolare, attorno a 58x22 o 70x25 mm, con il blocco dell'indirizzo; il tondo da circa 40 mm si usa soprattutto quando al centro c'è un logo. Il nero è il colore standard, il blu si usa per distinguere l'originale dalla copia. Se vuoi vedere l'effetto prima di scrivere il tuo testo, guarda gli esempi di timbri per ditta individuale, S.r.l., professionista e medico.
Compila i dati una volta sola
Nell'editor digiTimbro inserisci la partita IVA e, quando l'impresa è censita nelle banche dati europee, recuperiamo denominazione e indirizzo; il resto (C.F., REA, capitale sociale) lo aggiungi a mano nei blocchi di testo liberi, con la disposizione che preferisci. Se ti serve il logo dentro al timbro, vedi Timbro con logo.
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Crea il tuo timbro →Articolo a scopo informativo, non costituisce consulenza legale. Per i casi concreti rivolgiti a un professionista.